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Il BENEFICIO DELLE PROVE nell’ottica francescana  6 marzo 2016. Catechesi di Sorella Angela Musolesi

Come considerare le prove e come reagire alle prove? La vita e gli insegnamenti di San Francesco ci danno una forte indicazione. L’UMILTA’ E’ LA BASE DI  TUTTO, perché consente di avere la stabilità di equilibrio interiore e quella fede forte, sicura, che aiuta a superare la prova: “Quando mi fanno vituperio e mi cacciano con vergogna, e mi rifiutano per loro capo, se mantengo lo stesso volto che avevo quando mi onoravano e veneravano, allora sono veramente umile”: è la perfetta letizia che San Francesco cita per fare capire ai suoi compagni come occorre comportarsi.
Ma c’è anche l’episodio delle stigmate che ci aiuta a capire. Le Fonti Francescane ci dicono che quando si reca a pregare al monte della Verna, due anni prima di morire, Francesco è in un periodo di aridità e fatica spirituale. E’ amareggiato: sta vivendo la non comprensione dei fratelli dell’Ordine da lui creato, è osteggiato e si sente abbandonato. Durante la Quaresima in onore di San Michele (dall’Assunzione al 29 settembre, festa dell’Arcangelo San Michele) sulla Verna, il Signore lo consola apparendogli “era pieno di ammirazione, alla vista del serafino con le mani distese e i piedi uniti, confitto in croce, che lo guardava, triste e lieto pieno di ammirazione per il serafino che lo guardava” ma il Signore gli dà anche una ulteriore sofferenza: le stigmate. Il punto è quindi: trovare serenità nella sofferenza (San Bonaventura, Legenda Maior «così il verace amor per il crocifisso aveva trasformato l’amante nell’amato»). Anche  Deuteronomio 9,11 ce lo conferma: «Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere cosa avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito con un cibo che tu non conoscevi, e che i tuoi padri non conoscevano, per farti capire che l’uomo non vive di solo pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca di Dio. Riconosci dunque in cuor tuo che, come un uomo corregge il figlio, così il Signore tuo Dio corregge te». DIO ATTRAVERSO LE PROVE NON SOLO CI AVVICINA A LUI, AL DIO CHE, UMILISSIMO, SI E’ FATTO UOMO PER CONSENTIRE ALL’UOMO DI DIVENTARE DIO (malgrado il primo tradimento dell’uomo) MA CI CORREGGE, indicandoci strade diverse da quelle che stiamo percorrendo, o semplicemente chiedendoci di condividere la Croce del Figlio, la condivisione della Croce dei fratelli. Per questo chi ha paura di venire con noi a fare le preghiere di liberazione sbaglia: “Non ti può succedere nulla di grave, verrebbe da dirgli e se non accetti un po’ di croce pur di toglierla ai fratelli, non sei degno di chiamarti cristiano”. Non bisogna spaventarsi delle difficoltà, sia per aiutare gli altri che per liberarsi: se il demonio ci contrasta è perché gli dà fastidio quello che stiamo facendo, gli procura male. SIGNIFICA CHE QUELL’OPERA E’ ALTAMENTE MERITORIA (e ATTENTI PERCHE’ CERCA SEMPRE E SEMPRE CERCHERA’ DI DIVIDERE: O SUSCITANDO VANITA’ IN QUALCUNO, O GELOSIE..)
"In un mondo in cui la menzogna è potente, la verità si paga con la sofferenza. Chi vuole schivare la sofferenza, tenerla lontana da sé, tiene lontana la vita stessa e la sua grandezza; non può essere servitore della verità e così servitore della fede. Non c’è amore senza sofferenza, senza la sofferenza della rinuncia a se stessi, della trasformazione e purificazione dell’io per la vera libertà. Là dove non c’è niente che valga che per esso si soffra, anche la stessa vita perde il suo valore" (Benedetto XVI)
Amare anche, e soprattutto, chi ci è vicino: «Ogni persona che ti sarà di ostacolo, tutto devi ritenere per grazia ricevuta. E ama quelli che ti causano questi dolori ».  Con questo tipo di rapporto, non si romperanno mai le relazioni con gli altri. Ovviamente diverso è quando qualcuno ci maledice: come dice Amorth, in certi casi la miglior arma è la fuga. Interrompere il rapporto o allontanare quella persona, è lecito.
Di fronte alle prove (umiliazioni, tentazioni…) dovremmo dire: sto realizzando la mia fede. Perché accettarle e superarle significa avere la comunione con Gesù.

Di solito la forte sofferenza è causata da un dolore spirituale (al dolore fisico si reagisce meglio, con più spirito di fortezza). Ed lì che siamo messi alla prova. CON IL PERDONO O UN ALTRO FORTE ATTO DI AMORE NOI RENDIAMO CAPACE UNA PERSONA DI VITA NUOVA. Francesco che perdona i ladroni:è l’amore reverenziale dell’umile per ogni creatura, per riverenza di quello del quale è creatura.
Un forte atto di amore:ES, andare in carcere, aiutare i detenuti, anche chi non capisce di avere sbagliato, per aiutarlo a capire (io ho fatto assumere un detenuto che aveva fatto circa 70 omicidi. Assunto come sacrestano. Significava dargli una forte fiducia, fargli capire di credere nel suo recupero umano. Quello adesso non ammazza più).  Dare fiducia a qualcuno che a prima vista non merita, CREDERE CHE POSSA ESSERCI UN’AZIONE DEL DEMONIO LADDOVE A PRIMA VISTA NON SI VEDE NULLA, sono azioni che richiedono un atto di coraggio e fiducia in Dio che travalica il ragionamento umano e fa andare
“Difendiamoci contro la sapienza del mondo e la prudenza della carne, poiché la spirito della carne vuole e cerca molto le parole, ma poco le opere (Regola prima).
La prudenza cosa c’entra con Abramo, che prende e va, senza sapere dove, in che paese, solo per obbedire alla Parola di Dio, alla richiesta di Dio. Cosa c’entra la prudenza con San Francesco, che bacia il lebbroso e beve nella sua ciotola, dove ci sono le croste delle sue piaghe? Cosa c’entra con le mie scelte di vita, quando ho deciso di lasciare la carriera, di vendere casa di mia proprietà e di regalare tutto ai poveri..
Cosa c’entra la prudenza con noi “I figli della Luce”, che siamo i primi ad applicare in modo sistematico, nel mondo, il comando diretto al maligno, contro il parere di tanti, ma sostenuti da Don Amorth, da p. Enrico e da pochi altri “matti” come noi (a mio avviso anche da Papa Francesco: lo vedremo presto). I matti di Dio, ecco cosa siamo. Una follia sana, che ci consente di manifestare al mondo la misericordia di Dio e che Dio è gioia e vuole la nostra gioia. Anche sulla terra.

 

Francesco e i ladroni:  In un eremitaggio situato sopra Borgo San Sepolcro, venivano di tanto in tanto certi ladroni a domandare del pane. Costoro stavano appiattati nelle folte selve di quella contrada e talora ne uscivano, e si appostavano lungo le strade per derubare i passanti.
Per questo motivo, alcuni frati dell'eremo dicevano: «Non è bene dare l'elemosina a costoro, che sono dei ladroni e fanno tanto male alla gente». Altri, considerando che i briganti venivano a elemosinare umilmente, sospinti da grave necessità, davano loro qualche volta del pane, sempre esortandoli a cambiar vita e fare penitenza.
Ed ecco giungere in quel romitorio Francesco. I frati gli esposero il loro dilemma: dovevano oppure no donare il pane a quei malviventi? Rispose il Santo: «Se farete quello che vi suggerisco, ho fiducia nel Signore che riuscirete a conquistare quelle anime». E seguitò: «Andate, acquistate del buon pane e del buon vino, portate le provviste ai briganti nella selva dove stanno rintanati, e gridate: "Fratelli ladroni, venite da noi! Siamo i frati, e vi portiamo del buon pane e del buon vino". Quelli accorreranno all'istante. Voi allora stendete una tovaglia per terra, disponete sopra i pani e il vino, e serviteli con rispetto e buon umore.
Finito che abbiano di mangiare, proporrete loro le parole del Signore. Chiuderete l'esortazione chiedendo loro per amore di Dio, un primo piacere, e cioè che vi promettano di non percuotere o comunque maltrattare le persone. Giacché, se esigete da loro tutto in una volta, non vi starebbero a sentire. Ma così, toccati dal rispetto e affetto che dimostrate, ve lo prometteranno senz'altro.
E il giorno successivo tornate da loro e, in premio della buona promessa fattavi, aggiungete al pane e al vino delle uova e del cacio; portate ogni cosa ai briganti e serviteli.
Dopo il pasto direte: "Perché starvene qui tutto il giorno, a morire di fame e a patire stenti, a ordire tanti danni nelI'intenzione e nel fatto, a causa dei quali rischiate la perdizione dell'anima, se non vi ravvedete? Meglio è servire il Signore, e Lui in questa vita vi provvederà del necessario e alla fine salverà le vostre anime". E il Signore, nella sua misericordia, ispirerà i ladroni a mutar vita, commossi dal vostro rispetto ed affetto».
Si mossero i frati e fecero ogni cosa come aveva suggerito Francesco. I ladroni, per la misericordia e grazia che Dio fece scendere su di loro, ascoltarono ed eseguirono punto per punto le richieste espresse loro dai frati. Molto più per l'affabilità e l'amicizia dimostrata loro dai frati, cominciarono a portare sulle loro spalle la legna al romitorio. Finalmente, per la bontà di Dio e la cortesia e amicizia dei frati, alcuni di quei briganti entrarono nell'Ordine, altri si convertirono a penitenza, promettendo nelle mani dei frati che d'allora in poi non avrebbero più perpetrato quei mali e sarebbero vissuti con il lavoro delle loro mani (dalle Fonti Francescane)

“Durante le sofferenze non cerco aiuto dalle creature, ma Dio è tutto per me, benché qualche volta mi sembra che il Signore non mi ascolti. Allora mi armo di pazienza e di silenzio, come la colomba che non si lamenta, né mostra dolore quando le tolgono i piccoli. Voglio volare alto, nel calore stesso del sole, e non voglio ristagnare in basso tra il fumo e la nebbia. Non mi stancherò mai, perché mi sono appoggiata a Te, mia forza (S. Faustina Kowalska)