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COSA DICE LA CHIESA sulle preghiere di liberazione e il “comando diretto”

COSA DICE LA CHIESA, sulle preghiere di liberazione e il “comando diretto”, in parte estrapolato dal libro scritto con Don Amorth ( sono l’unico scrittore al mondo a cui lui ha consentito di mettere in un libro il suo nome accanto a quello di un altro, quindi i due autori sullo stesso piano) con aggiunto cosa afferma la Chiesa Cattolica (universale, non diocesana).
Gesù ci ha comandato di ‘liberare’ dai demoni, come ha fatto lui, non solo di combatterli (“cacciate i demoni”: figurativamente, ‘cacciare’ significa ‘espellere’, mandare fuori in modo brusco). Si libera qualcuno da una catena. E il maleficio è una catena. Viene realizzata per colpire qualcuno: nella famiglia, nel lavoro, nella vita. Per questo occorre, per liberarlo, il rito istituito dalla Chiesa; oppure le preghiere di liberazione, che come sovente don Amorth asserisce, possono avere anche più efficacia di un esorcismo, perché molto dipende dalla fede e dalla santità di chi intercede, di chi le pratica. A tal fine egli racconta spesso – lo ha anche scritto- che Santa Caterina da Siena liberava dai demoni, con delle preghiere di liberazione, coloro che gli esorcisti non riuscivano a liberare. E come lei ottenevano lo stesso risultato diversi altri che non erano preti nè esorcisti. San Francesco, per esempio, che era un diacono, o San Benedetto, patrono degli esorcisti, che era un monaco. Gesù, poi, addirittura non proibisce a un pagano, di liberare nel suo nome, e chi può dire che quel pagano non era efficace.. (“Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri”. Ma Gesù disse: «Non glielo proibite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. Chi non è contro di noi, è per noi. Chiunque vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa». Mc. 9,38).
Nei quasi tre anni del suo ministero pubblico, Gesù avrà incontrato sì e no un milione di persone. Eppure nei Vangeli c’è scritto che ha liberato e guarito tanta gente. Siamo forse ora più assennati rispetto ai suoi tempi, c’è meno odio in giro? C’è meno dolore? Significa non fidarsi di Gesù, ritenere che il demonio raramente dia fastidio a qualcuno. Papa Francesco ha voluto avvertire più volte i fedeli dell'azione del diavolo sull'individuo e la società:  «Quante ferite il maligno infligge all'umanità: guerre, violenze, conflitti economici che colpiscono chi è più debole, sete di denaro, di potere, corruzione, divisioni, crimini contro la vita e contro il creato. Ma noi tutti possiamo vincere il male che c'é in noi e nel mondo: con Cristo, con il bene».
Il messaggio del Risorto in relazione a questa problematica è stato chiaro: “Se credete (ai Vangeli, alle opere che io ho fatto), vedrete”.  Non quindi  “Aspettiamo di vedere –in modo inequivocabile, immediata, il demonio- e poi crederemo”, come tanti ragionano, discettano, insegnano (detto per inciso: anche i ciarlatani che affermano che non c’è nessun nesso tra satanismo e possessione, allontanano la gente dalla verità e dalla gioia di Dio). Se non si crede che Gesù ha effettivamente liberato tanta gente, il demonio irride e non si manifesta, non si fa trovare: non chiede di meglio, che essere lasciato in pace.
Sto scrivendo qualcosa che ho constatato di persona. Mi è capitato più volte infatti che durante una preghiera di liberazione da me attuata si rivelassero in modo inequivocabile delle potenze diaboliche, di avere poi mandato quelle persone su cui avevo pregato dal loro esorcista, che era restio a credere che la persona fosse disturbata dal maligno, e il maligno non si è appalesato. Penso anche alle tante volte in cui le persone si rivolgono a me dopo che diversi esorcisti hanno detto loro che non hanno nulla, io prego su di loro – quasi sempre con l’ausilio di un gruppo di preghiera- e si manifesta una legione demoniaca o una forte forma di vessazione. Accade anche se pratico la preghiera per telefono.
E’ furbo, il demonio, si infila facilmente nelle mancanze di fede (e di fedeltà a Dio). Non dimentichiamoci che Dio è amore e rigore. Non rigorismo però. Non è eccesso di zelo. Questo è un difetto in cui può incappare chi ha convincimenti troppo rigidi, “chiusi”…

Conoscere come intervenire per risolvere un problema assicura buone probabilità di successo. E’ una regola semplicissima valida per ogni campo dello scibile umano. Anche in quello dell’intercessione, ovviamente. Nel caso di specie, della liberazione dall’azione del maligno.

Le preghiere di liberazione sono delle preghiere private, non codificate, che non sono presenti nel Rituale per esorcisti. Alcune di esse possono essere simili a quelle che sono nel Rituale, ma di fatto non vi sono, ed essendo delle preghiere private chiunque le può pronunciare. Sono preghiere che sono state costruite da sacerdoti e ci passiamo tra di noi, tra gli esperti. E le doniamo a coloro che ne necessitano, che ne traggono ottimi benefici, stando alle loro testimonianze e a quelle dei sacerdoti che le usano e le distribuiscono. 
Chiunque le può recitare: una madre per suo figlio o per altri suoi famigliari, o per sé stessa, o per la propria azienda. I sacerdoti, le suore, un consacrato o una persona preparata, le può usare a favore di altre persone, soprattutto avvalendosi dell’aiuto di un gruppo di preghiera. Particolarmente i preti e le suore, dovrebbero farle: per donare il regno di Dio a chi si presenta da loro per sentirne la tenerezza.
Essendo delle preghiere private, non c’è bisogno di alcuna autorizzazione per metterle in pratica: non del permesso di un parroco, né di quello di un vescovo, vi è unicamente la necessità di credere alla potenza della misericordia di Dio. Si possono eseguire ovunque, se non è possibile farle in una sacrestia si possono attuare in una stanza qualsiasi di un’abitazione privata o in un teatro, perfino in un ristorante, consiglia don Amorth. Io talora le ho fatte in macchina: a mali estremi, estremi rimedi: bisogna essere caritatevoli.
Le preghiere di liberazione possono essere in forma implorativa (a Dio: “Gesù liberami”, per esempio. Nel Padre nostro, l’ultima frase è una richiesta di liberazione) o imperativa, con comando diretto al maligno.

Questo secondo gli insegnamenti di Don Amorth, che li ha ripetuti per 29 anni a Radio Maria senza che nessuno li contestasse, e lo ha scritto nei suoi libri e detto in ogni occasione possibile, compreso i video presenti su You tube con delle interviste da me fatte a lui.
Secondo Amorth, che era laureato in Giurisprudenza, secondo padre Enrico dei Servi di Maria, anche lui ex giurista e secondo me, anche io ex giurista, questa è una definizione corretta, che noi I figli della Luce, applichiamo.

Cosa dice la Chiesa in proposito? Nulla. C’è solo un documento a firma di Ratzinger quando era prefetto della Dottrina per la Fede, di cui parlò anche padre La Grua nella settimana degli intercessori da cui ho poi pubblicato il mio libro sul suo insegnamento. Questo documento è la Lettera agli Ordinari del luogo del 29 settembre 1985, che dopo una premessa (non ripresa nel brano in cui si ordina ai vescovi di attenersi alle disposizioni) sentenzia: «Da queste prescrizioni consegue che ai fedeli non è neppure lecito usare la formula dell'esorcismo contro satana e gli angeli ribelli, estratta da quella pubblicata per ordine del Sommo Pontefice Leone XIII, e molto meno è lecito usare il testo integrale di questo esorcismo. I Vescovi procurino di avvertire i fedeli, in caso di necessità, su questa cosa.  Infine, per gli stessi motivi, i Vescovi sono invitati a vigilare affinché – anche nei casi in cui è da escludere una vera possessione diabolica – coloro che sono privi della debita facoltà non abbiano a guidare riunioni durante le quali vengono usate, per ottenere la liberazione, preghiere nel cui decorso i demoni sono direttamente interrogati e si cerca di conoscerne l'identità” chiedendo loro chi sono”.

La premessa è: “Già da alcuni anni, presso certi gruppi ecclesiastici si moltiplicano le riunioni per fare suppliche allo scopo preciso di ottenere la liberazione dall'influsso dei demoni, anche se non si tratta di esorcismi veri e propri; tali riunioni si svolgono sotto la guida di laici, anche quando è presente un sacerdote. Poiché è stato chiesto alla Congregazione per la Dottrina della Fede che cosa si debba pensare di questi fatti, questo Dicastero ritiene necessario informare i Vescovi della seguente risposta”. EQUI C’E’ LA RISPOSTA sopra riportata. Il dispositivo del divieto è che non si possono fare esorcismi né “preghiere nel cui decorso i demoni sono direttamente interrogati ”. Noi ci siamo sempre attenuti a queste disposizioni e quando padre Willy da noi chiese “chi sei” a un demonio, io gli scrissi una email privata in cui gli comunicai che da noi questo non si può fare, perché non vogliamo disattendere le disposizioni della Chiesa”. Padre Willy non è più venuto da noi (non posso escludere che a Sant’Anastasia lo abbia fatto, ma non mi riguarda. Di sicuro, con l’esperienza si riesce a discernere lo stesso a liberare, soprattutto con il “comando diretto”comunque se si vuole avere la protezione di Dio non si può essere in disaccordo con il Suo rappresentante in terra, cioè la Chiesa. Occorre avere comunione con la Chiesa e con Dio. Ho sempre ritenuta valida questa regola, tant’è che una volta mi sono anche beccata un cazzotto, da una persona che voleva farmi fare quello che la Chiesa non mi consente di fare). Quello che Amorth, io e padre Enrico capiamo è che l’esorcismo è un rito, un rito, ISTITUITO DALLA CHIESA, mentre noi non facciamo un rito. Anche se le preghiere sono simili, non sono legate a uno schema che la Chiesa ha dato. Amorth infatti faceva sia l’esorcismo che le preghiere di liberazione, perché si sentiva più libero. E come si sa, si può con esse anche essere più precisi, nel liberare, perché non dovendo seguire uno schema ci si regola secondo l’esito di quello che si capisce al momento, senza chiedere nulla.  Amorth non sarebbe il santo che è e non sarebbe in paradiso, se avesse insegnato una cosa sbagliata (a Milano quando ho detto il suo nome un demonio ha esclamato: “Anche da morto mi dà dei problemi”!). Perciò noi andiamo avanti. In Svizzera per la prima volta in vita mia ho tenuto una videoconferenza, e Rosaria, che mi ha ospitato, mi ha chiesto, stimolata dagli altri, se possono fare un cenacolo di preghiera in videoconferenza. Avevo detto loro dell’importanza dei cenacoli presso le famiglie, ma eravamo collegati con famiglie di diverse città, lontane le une dalle altre. Ok, si può fare Rosaria, però a patto che ognuno INVOCHI CANTANDO lo Spirito Santo, all’inizio (non che lo facciano fare a uno per tutti) e che a un certo punto anche altri leggano le preghiere di guarigione/liberazione che domani ti mando: i carismi crescono mano a mano che sono esercitati, quindi il carisma di guarigione/liberazione o gli altri carismi devono crescere a tutti. Comunque a mali estremi, estremi rimedi: non mi è sembrata malaccio come idea.
Abbiamo anche dei cenacoli presso le famiglie, e stimoliamo la gente ad aprirli e a fare “Società con Gesù). Sito internet www.ifiglidellaluce.it

Circa l’esorcismo di Leone XIII Amorth diceva: “c’è il divieto di Ratzinger di dirlo in latino (come risulta soprascritto), in italiano non compare nemmeno nel nuovo Rituale, perciò ognuno si regoli come dice il suo vescovo”